Si comincia dall’ultimo approdo: un’età matura che Roberto Vecchioni racconta senza maschere.
«Quanto mi resta, sentinella, per navigare, scuotere, grattare?»
È una veglia ostinata, inquieta, dove il dolore e la gioia si parlano, dove l’addio si fa carezza e la vita commuove sopra ogni cosa.
Risalendo indietro negli anni incontriamo le donne amate:
«Voglio vivere nella perenne attesa di un amore negato come il cantante che sono, che trema a ogni prima di non avere fiato».
E incontriamo anche il Vecchioni civile e ironico, capace di trasformare il disincanto in gioco e l’intelligenza in leggerezza:
«Abbiamo perduto ben altre battaglie, faremo quadrato, triangolo e riga infinita».
Sono gli anni del confronto, del gesto pubblico, in cui l’introspezione diventa voce collettiva e si apre al mondo.
E ancora più indietro, all’inizio, si affacciano i primi versi: giovani e impetuosi, nutriti di classici e di mito.
Sono pagine febbrili, attraversate da visioni, gioie e smarrimenti, in cui già si riconosce una voce che non smetterà mai di interrogare la vita:
«Chissà perché, come relitto a mare, l’uomo placido avanza».
Lungo il viaggio, poi, non manca certo la musica: arpe, mandolini, chitarre, cori che affiorano nei versi come in una partitura parallela.
È la lingua sotterranea che accompagna ogni stagione, la trama invisibile che lega il canto alla parola.
Perché le poesie di Roberto Vecchioni hanno la stessa forza delle sue canzoni ma, forse, un segreto in più.
È la vita di Roberto Vecchioni che si dispiega in questi versi.
Ma è un viaggio al contrario: dalla voce luminosa della vecchiaia a quella incantata del ragazzino che scrive le prime liriche sui quaderni di scuola.
Quello che balza subito agli occhi è che le poesie scritte nell’arco di un’intera esistenza – quasi tutte inedite – dialogano tra loro in un duetto infinito: come se l’uomo di oggi parlasse al ragazzo di ieri, e il ragazzo rispondesse.
Ne nasce una voce sola, intima e unica, capace di attraversare il tempo e di restituire la vita nella sua sostanza più vera:
memoria, musica, morte, desiderio, destino.
«Roba, questa, che si chiama amore».